617 30. Al tempo in cui l'esercito cristiano stringeva
d'assedio Damiata, era presente anche il Santo con alcuni
compagni: avevano attraversato il mare desiderosi del martirio.
Un giorno avuta notizia che i nostri si disponevano a battaglia,
si addolorò fortemente e rivolto al compagno disse:
«Il Signore mi ha mostrato che, se avverrà oggi
lo scontro, andrà male per i cristiani. Ma se dico
questo, sarò creduto pazzo; se taccio, mi rimorde la
coscienza. Cosa ne pensi?». «Padre, - rispose
il compagno -, non dare importanza al giudizio degli uomini;
del resto non sarebbe la prima volta oggi che sei giudicato
pazzo. Libera la tua coscienza e abbi timore di Dio piuttosto
che degli uomini».
Allora il Santo balza fuori e per il loro bene scongiura i
cristiani a non dar battaglia, e minaccia la disfatta. Ma
essi presero a scherzo ciò che era verità, indurirono
il loro cuore e rifiutarono ogni avvertimento. Si avanza,
si attacca, si combatte e si passa al contrattacco da parte
dei nemici. Durante la battaglia il Santo con l'animo sospeso
invita il compagno ad alzarsi e ad osservare; e poiché
non vede nulla una prima ed una seconda volta, glielo ordina
per la terza volta. Ed ecco: tutto l'esercito cristiano è
in fuga, mettendo fine alla guerra non col trionfo, ma con
la vergogna. I nostri subirono tale disfatta da perdere seimila
uomini tra morti e prigionieri.
Il Santo era vinto dalla compassione, né minore era
il loro pentimento per l'accaduto. Soprattutto compiangeva
gli Spagnoli, che vedeva ridotti a ben pochi a causa del loro
maggiore slancio nel combattere.
Riflettano bene a ciò tutti i principi di questo mondo
e sappiano che non è facile combattere contro Dio,
cioè contro la volontà divina. L'ostinazione
di solito porta a funesta rovina, perché confidando
nelle proprie forze non merita l'aiuto celeste. Se infatti
si deve sperare la vittoria dall'alto bisogna pure attaccare
battaglia solo dietro ispirazione divina.